Quanto costa divorziare?

Quanto costa divorziare?

Quanto costa divorziare

Come diceva Zsa Zsa Gabor “Il matrimonio è il primo passo verso il divorzio”. E, seppur augurando a tutti di avere matrimoni felici e duraturi, bisogna dire che spesso il divorzio è una soluzione a situazioni logoranti e insostenibili, per i due componenti di una coppia, ma anche per chi gli sta intorno (figli, parenti, amici e anche animali domestici, a volte).

In Italia, è possibile divorziare dal 1970, grazie alla L.898, che superò anche l’ostacolo del referendum abrogativo del 1974, consolidandosi come istituto di ampia importanza sociale. Il divorzio, che dal punto di vista legislativo viene definito come “scioglimento di matrimonio”, agisce sul piano degli effetti civili del matrimonio, lasciando alle autorità clericali dirimere il lato canonico dei matrimoni religiosi. Il divorzio produce i suoi effetti dal momento in cui vi è la sentenza dichiarativa, fermi restando quindi tutti gli effetti giuridici che il rapporto matrimoniale avesse già prodotto tra i coniugi e verso terzi.

Quanto tempo serve per divorziare?

Il nostro ordinamento, salvo rare eccezioni, prevede, prima della procedura di divorzio, di svolgere un periodo di separazione dei coniugi che prevede una apposita procedura giudiziale, in cui verranno fissati i termini della separazione (alimenti, assegnazione dell’abitazione abituale, affido e cura dei figli). Il periodo di separazione è di un anno se giudiziale, dei mesi se consensuale. Questo grazie a una riforma del 2015 che ha ridotto i precedenti termini di tre anni e di un anno. Si parla infatti spesso di divorzio breve.

Il giudice ha sempre l’obbligo, nel corso dell’udienza di separazione, di vagliare la possibilità di riconciliazione dei coniugi, e verbalizzarne gli esiti negli atti che portano alla sentenza dichiarativa della separazione.

Cos'è il “divorzio in comune”?

Sia la separazione che il divorzio nascono come istituti che si consolidano per via giudiziaria, ma il nostro ordinamento giuridico pone sempre un’importanza centrale sulla volontà delle parti interessate, e ha quindi favorito e snellito le procedure per il divorzio consensuale. Se i coniugi trovano accordo sulle condizioni di separazione prima e sulle condizioni di divorzio poi, possono richiedere direttamente di divorziare al Sindaco del Comune di Residenza o di quello dove è stato celebrato il matrimonio, il quale provvede a recepire la richiesta con l’accordo dei coniugi in un primo appuntamento, e dopo 30 giorni dichiara lo scioglimento di matrimonio in un successivo appuntamento con i coniugi, sempre che le condizioni dell’accordo non abbiano caratteristiche di iniquità, non siano smentite o contestate entro i 30 giorni da uno dei coniugi e non siano contrarie alla legge. La procedura è possibile qualora non vi siano figli minori o non autosufficienti, e ha come unico costo il versamento dei diritti di segreteria all’ufficio dello stato civile (16 euro, salvo maggiorazioni previste da regolamenti comunali in casi eccezionali).

Cos'è il divorzio con negoziazione assistita?

Se vi sono figli minori o disabili o comunque non autosufficienti, si può procedere a separazione e divorzio consensuale con negoziazione assistita. Ognuna delle parti dovrà farsi assistere da un avvocato che medierà con la controparte gli accordi, verbalizzando congiuntamente gli accordi che verranno sottoscritti dalle parti e autenticati dai legali. Tale verbale viene poi trasmesso al Procuratore della Repubblica che ne verifica la liceità e congruenza, e nel caso di figli minori o non autosufficienti si accerta che non vi sia lesione dei diritti dei figli (anche convocandoli per sentirli, eventualmente). Se tutto è in regola, ratifica l’accordo e fornisce il nullaosta per gli adempimenti all’ufficio di stato civile.

La negoziazione assistita prevede il pagamento degli onorari dei legali, generalmente compresi tra i 1500 euro e i 3000 euro ciascuno. Non sono dovuti altri bolli o tasse.

Divorzi in Tribunale, consensuale e giudiziale

Anche nel caso di divorzio consensuale, le parti, onde tutelarsi maggiormente, tra di loro e verso terzi, possono scegliere di dirimere le questioni relative allo scioglimento del matrimonio davanti a un giudice, che emetterà quindi una sentenza.

Iniziamo subito col dire che in tal caso non vi sono agevolazioni sulle spese burocratiche, a partire dal contributo unificato da versare per l’apertura del procedimento (43 euro per il divorzio consensuale, 96 per quello giudiziale).

Poi vi è l’onorario degli avvocati. Nel divorzio consensuale si può optare anche per un legale unico, il cui compenso verrà diviso tra i coniugi. La parcella dell’avvocato può andare da 1000 a 3000 euro in base alla complessità dell’accordo da presentare al giudice e della città in cui si svolge il procedimento (e anche la reputazione professionale del legale ovviamente influisce).

Nel divorzio giudiziale invece influiscono sugli onorari dei legali anche la durata e la complessità del procedimento. Non è raro che le parcelle vadano oltre i 5000 euro in tal caso.

La parte soccombente nel divorzio giudiziale dovrà anche pagare le spese processuali, che possono arrivare anche a 4000 euro per i casi più combattuti e lunghi.

Vi sono poi le spese derivanti dal divorzio, quali l’assegno divorzile generalmente addebitato al coniuge con maggiori redditi, e la quota di mantenimento degli eventuali figli.

Il portale diritto.it ha dedicato un’interessante esame a tutta la questione, con maggiori informazioni anche procedurali.



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